lunedì, 31 dicembre 2007

Mattina

Manuale di Sopravvivenza al quotidiano
piccole cose che mi fanno stare bene

Mattina

A volte capita di disertare i propri consueti impegni mattutini, lavorativi o scolastici che siano, e di poter camminare un po' a zonzo per la città magari per sbrigare le commissioni che ci hanno appunto costretto a trascorrere in modo insolito la mattinata.
Mi piace vagare nelle strade e nelle piazze nel tranquillo brulichio di persone che senza fretta si dirigono verso le proprie piccole missioni quotidiane: c'è la signora che ritorna verso casa carica di buste della spesa,  chi sgranocchia un pezzo di pane croccante appena comprato rubandolo al pranzo, i nonni che spingono allegri passeggini carichi di vita e qualche venditore ambulante che saluta nella speranza di qualche spicciolo.
Si ritira la pensione, si comprano piccole cose utili, e' la quotidianità, il giornale, la colazione al bar, si scambiano quattro parole con i negozianti che nei giorni infrasettimanali possono permettersi il lusso di stare sulla porta d'entrata a chiacchierare e a accogliere e dare il benvenuto ai clienti; a volte si incontra qualche vecchio amico o conoscente che non si vede da un po' e ci si raccontano gli ultimi sviluppi delle proprie vite. Il tutto nella luce mattutina che durante il crescere del sole  è più allegra e forte del resto della giornata.
Da qualche finestra si sente qualche casalinga che, accompagnata da stereo e aspirapolvere duetta con una canzone di successo di qualche anno prima.
Non c'è ne' fretta ne' traffico di mattina, sembra che la frenesia si prenda una pausa, donandoci l'opportunità di alcune ore in un clima vitale di un brulicare dal ritmo umano.

-Tutti i Diritti Riservati-

erano le ore 15:52
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sabato, 29 dicembre 2007

piace(re)

mi piacciono i cappotti, le sciarpe e i maglioni di lana, il vento, le foglie secche per terra, il the caldo, le persone che ti salutano abbracciandoti, i capelli lunghi, i pendagli e i bracciali, il velluto, ballare,l'accoppiata birra e sigarette..
erano le ore 12:33
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venerdì, 28 dicembre 2007

AmoRatione

AmoRatione
(endecasillabi ABCC)

con l'amore sai non ci puoi parlare
perchè non c'è nulla da discutere
lui ha sempre dalla sua la ragione
senza avere nessuna ragione
erano le ore 01:42
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categoria: poesie


domenica, 23 dicembre 2007

Poesia senza gambe

 Poesia senza gambe
(senari ABA* CBC* )

Poesia senza gambe
voce vagabonda
di parole sghembe

di nuvole stanche
cammina gioconda
sulle lingue monche

erano le ore 14:56
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sabato, 22 dicembre 2007

Persone

Manuale di Sopravvivenza al quotidiano
piccole cose che mi fanno stare bene

Persone

Esistono delle persone nella vita di ognuno, non tante ma ci sono con cui si ha una sinergia particolare, con le quali ci si intende bene, con cui si riesce a parlare la stessa lingua.

Capirsi non è un problema, non ci sono problemi di comprensione, con quelle persone sembra che le parole funzionino meglio, è come se ogni singola parola scambiata ne valesse per una decina.

Sentirsi compresi e riuscire a dialogare allo stesso livello, percepire esattamente le emozioni dell'altro come se le si leggesse dal libro che racconta la sua vita, come se questo e il nostro fossero scritti dalla stessa mano.

È piacevole stare con queste persone speciali, con le quali non è detto che il rapporto si configuri come una relazione amorosa ma più spesso come una profonda amicizia.

Forse il tesoro dell'amicizia è proprio ritrovare sé stessi in qualcun altro, che ci legga e ci capisca, perché la vera amicizia non è solo uno stare insieme fisicamente, è qualcosa che va oltre.

Forse è semplicemente un arcobaleno, un filo colorato nel cielo che quando piove ci conduce ad una pentola d'oro nella quale specchiarci e ritrovare noi stessi.

Forse gli arcobaleni sono così belli perché sono rari, come lo sono le persone che emettono luce colorata.

-Tutti i Diritti Riservati-

erano le ore 14:23
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venerdì, 21 dicembre 2007

il The Caldo

Manuale di Sopravvivenza al quotidiano
piccole cose che mi fanno stare bene

Il The Caldo

Interrompersi, distogliere la propria mente dalle proprie (pre)occupazioni e sedersi... perché il riposo è un diritto quanto il lavoro, e anche un libro famoso narra che dopo sei giorni di fatiche ce ne sia un settimo dedicato al riposo.

Sprofondare per un breve periodo nella comodità, non nell'ozio, di una poltrona morbida e attendere che il vapore dei nostri surriscaldamenti invada la stanza con i suoi effluvi.

Levare la bustina dal nostro the che si è pian piano scurito e rischiararlo magicamente con due piccole gocce di limone.

Brandire la più forte delle armi, un cucchiaino colmo di zucchero e affondarlo nella tazza; impigrirsi per un po' a girarlo ascoltando il rumore che fa quando va a sbattere contro i bordi.

È un semplice rituale, e come tutti i rituali ha e richiede i suoi tempi; la ritualità in fondo è una cosa importante, aiuta le persone a non sentirsi perse, dà uno spiraglio di sicurezza sul proprio posto nel mondo.

I biscotti galleggiano e solo dopo un certo tempo preciso, che varia a seconda del tipo iniziano a sfaldarsi.

La pausa metodica aiuta ancora di più a mio parere se è costituita della dolce e calda attesa che il the raggiunga una temperatura avvicinabile dalle nostre labbra, ma ancora abbastanza elevata da scaldarci e consolarci degli inverni della vita.

-Tutti i Diritti Riservati-

erano le ore 13:58
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venerdì, 21 dicembre 2007

note di notte

amo ascoltare la radio di notte
e fare le quattro scrivendo per te



...anche se nn sono le quattro

 

il filo sottile che lega e divide le cose.. equilibristi, trapeziste, domatori il circo lascia la città


in my ears:
12-isobel_campbell_and_mark_lanegan-the_circus_is_leaving_town.mp3

erano le ore 01:15
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giovedì, 20 dicembre 2007

L'acqua

che magone l'intervento di ieri... a parte questo... mi è stato fatto notare come il tatto non si basi su cariche elettriche ma su recettori meccanici, comunque sia la riflessione sulle carezze che avevo scritto nel post precedente rimane valida

Manuale di Sopravvivenza al quotidiano
piccole cose che mi fanno stare bene

L'acqua

L'acqua e il suo rumore, perché, che sia di un fiume che scorre o del mare che corteggia la riva, non importa, concede un rilassamento, una distensione, una pacificazione col tempo e il suo incessante fluire, che in esso, da sensazione quasi impercettibile, si concretizza.

L'elemento magico, che ha cullato la vita già dalle sue prime forme, ha poi fatto sorgere e dato linfa alle più grandi civiltà, che radicandosi a lei sono riuscite a coglierne l'essenza e sono potute crescere e germogliare.

Al di là del rapporto collettivo con l'acqua, il rapporto singolare con essa è quantomai una cosa magnifica e del tutto personale, sostare, lasciarsi penetrare e divenire tutt'uno con una cascata è un esperienza purificante, scaccia e lava il marcio, è una meravigliosa forma di ricostituente per mente e corpo contemporaneamente.

Forse è per questo che nei bagni delle nostre case abbiamo delle piccole cascate in miniatura.

Immergersi completamente, galleggiare senza peso nel mare, nel liquido amniotico del grembo del mondo, ascoltare i rumori soffusi e distorti con le orecchie immerse nell'acqua è riacquistare la primigenia pace interiore per poi ritornare al mondo con un vagito, prima dimostrazione di vita.

-Tutti i Diritti Riservati-

erano le ore 11:16
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mercoledì, 19 dicembre 2007

Carezze

Manuale di Sopravvivenza al quotidiano
piccole cose che mi fanno stare bene

Carezze:

È così strano pensare che il nostro tatto sia solo un sensore di piccole cariche elettriche, ciò mi lascia profondamente interdetto, ma essendo dato il caso che sia proprio così, immagino che lo sfregamento tra due lembi di pelle produca una miriade di piccole scintille, trasportate dai nervi fino al cervello che le elabora e le decodifica come fosse un calcolatore e ci fa percepire la sensazione di essere accarezzati.

Le carezze sono contatto con un altro essere umano e scambio di affetto, nel modo più dolce ed istintivo, è strano pensare che un numero quasi infinito di piccolissime scosse possa placare i subbugli delle nostre viscere e delle nostre paure.

Cullare la fronte di qualcun altro e fargli sentire la nostra vicinanza è importante perché si nasce e si muore da soli, ma la vita la si può condividere, si può vivere insieme, anche se solo per il breve lasso di tempo di una carezza.

È un gesto che si va perdendo, ne ricevono solo i bambini dai loro genitori e gli innamorati fortunati, ma è un bisogno innato, tutti hanno bisogno di non sentirsi soli.

A volte mi scopro ad accarezzarmi il braccio con la fronte, come i gatti, da solo; le cariche elettriche si sviluppano lo stesso, anche se non è la stessa cosa, so già a che punto si fermerà ogni carezza e quando inizierà quella successiva, non c'è l'abbandono completo alle mani di qualcun altro.

Abbiamo bisogno di un mare di carezze, di onde che si inseguano e che (si) distendano sul bagnasciuga del nostro corpo.

-Tutti i Diritti Riservati-

erano le ore 14:16
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martedì, 18 dicembre 2007

Teoria sulle seghe mentali e sua estensione

continua la raccolta delle mie teorie con un nuovo capitolo che presenta una semplice semplice teoria sulle seghe mentali:

Teoria sulle Seghe Mentali:
(T.s.S.M.)

Il numero di seghe mentali che ti fai dipende dal tempo libero che hai.
Se non hai tempo libero te ne farai molte meno

estensione della
Teoria sulle Seghe Mentali:
(estensione T.s.S.M.)

la precedente teoria funziona anche levando la parola mentali  

riflessione sulla Teoria sulle seghe Mentali
e sulla sua estensione:

si può facilmente dimostrare come seghe e seghe mentali siano strettamente collegate le une alle altre dalla depressione post-coitum, che farà si che quelle fisiche incentivino quelle mentali.

quindi si potrebbe pensare che sia l'estensione della T.s.S.M. a implicare la T.s.S.M. cosa che si è dimostrata falsa visto che il campione di donne sulle quali si è voluto verificare questa ipotesi hanno detto che non si masturbano (falsando così il test)

-Tutti i Diritti Riservati-

erano le ore 00:54
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hai presente quando delle giornate vale la pena ricordare appena un quarto d'ora o altre volte quando addirittura ne basta uno solo per scrivere il poco che è successo e condensarci tutto...


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