Manuale di Sopravvivenza al quotidiano
piccole cose che mi fanno stare bene
Carezze:
È così strano pensare che il nostro tatto sia solo un sensore di piccole cariche elettriche, ciò mi lascia profondamente interdetto, ma essendo dato il caso che sia proprio così, immagino che lo sfregamento tra due lembi di pelle produca una miriade di piccole scintille, trasportate dai nervi fino al cervello che le elabora e le decodifica come fosse un calcolatore e ci fa percepire la sensazione di essere accarezzati.
Le carezze sono contatto con un altro essere umano e scambio di affetto, nel modo più dolce ed istintivo, è strano pensare che un numero quasi infinito di piccolissime scosse possa placare i subbugli delle nostre viscere e delle nostre paure.
Cullare la fronte di qualcun altro e fargli sentire la nostra vicinanza è importante perché si nasce e si muore da soli, ma la vita la si può condividere, si può vivere insieme, anche se solo per il breve lasso di tempo di una carezza.
È un gesto che si va perdendo, ne ricevono solo i bambini dai loro genitori e gli innamorati fortunati, ma è un bisogno innato, tutti hanno bisogno di non sentirsi soli.
A volte mi scopro ad accarezzarmi il braccio con la fronte, come i gatti, da solo; le cariche elettriche si sviluppano lo stesso, anche se non è la stessa cosa, so già a che punto si fermerà ogni carezza e quando inizierà quella successiva, non c'è l'abbandono completo alle mani di qualcun altro.
Abbiamo bisogno di un mare di carezze, di onde che si inseguano e che (si) distendano sul bagnasciuga del nostro corpo.
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