Manuale di Sopravvivenza al quotidiano
piccole cose che mi fanno stare bene
Il silenzio è una cosa bellissima, è rilassante, aiuta a concentrarsi, ma lo si può considerare anche come un'assenza.
Quando si è pieni di vita, la giornata ci sorride e il sole ci bacia e ci scalda la faccia anche se è pieno inverno, si è portati in modo naturale a musicare, musicare lo so è un termine un po' improprio, ma mi permettero' di prendermi questa licenza.
Non tutti sono musicisti, non tutti si destreggiano ad arrampicarsi sulle corde degli spartiti, sulle quali sono appese olive bianche e nere in infilate da stecchini.
Ognuno musica i suoi momenti di vita come può, chi fischietta, chi canticchia in bicicletta, chi tamburella le dita su ogni superficie e chi dà libero sfogo alla sua ugola sotto la doccia.
Le nostre città sono spesso troppo silenziose, a volte sembriamo più automi che umani, il beato libero canto stonato è relegato purtroppo solo agli ubriaconi ed ai cosiddetti matti.
Non capisco bene quale sia la strana forza che ci trattiene dall'esprimere liberamente i suoni che ci pervadono, mi è una cosa oscura, forse trattasi di un senso di vergogna instillatoci da qualcuno, ma produrre suoni ci rende felici, basti pensare a quanto ci si rode perché qualcun altro ha suonato prima di noi il campanello per richiedere la fermata dell'autobus e alla gioia fanciullesca che proviamo quando siamo noi a schiacciare il pulsante per primi.
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Mattina
A volte capita di disertare i propri consueti impegni mattutini, lavorativi o scolastici che siano, e di poter camminare un po' a zonzo per la città magari per sbrigare le commissioni che ci hanno appunto costretto a trascorrere in modo insolito la mattinata.
Mi piace vagare nelle strade e nelle piazze nel tranquillo brulichio di persone che senza fretta si dirigono verso le proprie piccole missioni quotidiane: c'è la signora che ritorna verso casa carica di buste della spesa, chi sgranocchia un pezzo di pane croccante appena comprato rubandolo al pranzo, i nonni che spingono allegri passeggini carichi di vita e qualche venditore ambulante che saluta nella speranza di qualche spicciolo.
Si ritira la pensione, si comprano piccole cose utili, e' la quotidianità, il giornale, la colazione al bar, si scambiano quattro parole con i negozianti che nei giorni infrasettimanali possono permettersi il lusso di stare sulla porta d'entrata a chiacchierare e a accogliere e dare il benvenuto ai clienti; a volte si incontra qualche vecchio amico o conoscente che non si vede da un po' e ci si raccontano gli ultimi sviluppi delle proprie vite. Il tutto nella luce mattutina che durante il crescere del sole è più allegra e forte del resto della giornata.
Da qualche finestra si sente qualche casalinga che, accompagnata da stereo e aspirapolvere duetta con una canzone di successo di qualche anno prima.
Non c'è ne' fretta ne' traffico di mattina, sembra che la frenesia si prenda una pausa, donandoci l'opportunità di alcune ore in un clima vitale di un brulicare dal ritmo umano.
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Persone
Esistono delle persone nella vita di ognuno, non tante ma ci sono con cui si ha una sinergia particolare, con le quali ci si intende bene, con cui si riesce a parlare la stessa lingua.
Capirsi non è un problema, non ci sono problemi di comprensione, con quelle persone sembra che le parole funzionino meglio, è come se ogni singola parola scambiata ne valesse per una decina.
Sentirsi compresi e riuscire a dialogare allo stesso livello, percepire esattamente le emozioni dell'altro come se le si leggesse dal libro che racconta la sua vita, come se questo e il nostro fossero scritti dalla stessa mano.
È piacevole stare con queste persone speciali, con le quali non è detto che il rapporto si configuri come una relazione amorosa ma più spesso come una profonda amicizia.
Forse il tesoro dell'amicizia è proprio ritrovare sé stessi in qualcun altro, che ci legga e ci capisca, perché la vera amicizia non è solo uno stare insieme fisicamente, è qualcosa che va oltre.
Forse è semplicemente un arcobaleno, un filo colorato nel cielo che quando piove ci conduce ad una pentola d'oro nella quale specchiarci e ritrovare noi stessi.
Forse gli arcobaleni sono così belli perché sono rari, come lo sono le persone che emettono luce colorata.
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Il The Caldo
Interrompersi, distogliere la propria mente dalle proprie (pre)occupazioni e sedersi... perché il riposo è un diritto quanto il lavoro, e anche un libro famoso narra che dopo sei giorni di fatiche ce ne sia un settimo dedicato al riposo.
Sprofondare per un breve periodo nella comodità, non nell'ozio, di una poltrona morbida e attendere che il vapore dei nostri surriscaldamenti invada la stanza con i suoi effluvi.
Levare la bustina dal nostro the che si è pian piano scurito e rischiararlo magicamente con due piccole gocce di limone.
Brandire la più forte delle armi, un cucchiaino colmo di zucchero e affondarlo nella tazza; impigrirsi per un po' a girarlo ascoltando il rumore che fa quando va a sbattere contro i bordi.
È un semplice rituale, e come tutti i rituali ha e richiede i suoi tempi; la ritualità in fondo è una cosa importante, aiuta le persone a non sentirsi perse, dà uno spiraglio di sicurezza sul proprio posto nel mondo.
I biscotti galleggiano e solo dopo un certo tempo preciso, che varia a seconda del tipo iniziano a sfaldarsi.
La pausa metodica aiuta ancora di più a mio parere se è costituita della dolce e calda attesa che il the raggiunga una temperatura avvicinabile dalle nostre labbra, ma ancora abbastanza elevata da scaldarci e consolarci degli inverni della vita.
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che magone l'intervento di ieri... a parte questo... mi è stato fatto notare come il tatto non si basi su cariche elettriche ma su recettori meccanici, comunque sia la riflessione sulle carezze che avevo scritto nel post precedente rimane valida
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L'acqua
L'acqua e il suo rumore, perché, che sia di un fiume che scorre o del mare che corteggia la riva, non importa, concede un rilassamento, una distensione, una pacificazione col tempo e il suo incessante fluire, che in esso, da sensazione quasi impercettibile, si concretizza.
L'elemento magico, che ha cullato la vita già dalle sue prime forme, ha poi fatto sorgere e dato linfa alle più grandi civiltà, che radicandosi a lei sono riuscite a coglierne l'essenza e sono potute crescere e germogliare.
Al di là del rapporto collettivo con l'acqua, il rapporto singolare con essa è quantomai una cosa magnifica e del tutto personale, sostare, lasciarsi penetrare e divenire tutt'uno con una cascata è un esperienza purificante, scaccia e lava il marcio, è una meravigliosa forma di ricostituente per mente e corpo contemporaneamente.
Forse è per questo che nei bagni delle nostre case abbiamo delle piccole cascate in miniatura.
Immergersi completamente, galleggiare senza peso nel mare, nel liquido amniotico del grembo del mondo, ascoltare i rumori soffusi e distorti con le orecchie immerse nell'acqua è riacquistare la primigenia pace interiore per poi ritornare al mondo con un vagito, prima dimostrazione di vita.
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Carezze:
È così strano pensare che il nostro tatto sia solo un sensore di piccole cariche elettriche, ciò mi lascia profondamente interdetto, ma essendo dato il caso che sia proprio così, immagino che lo sfregamento tra due lembi di pelle produca una miriade di piccole scintille, trasportate dai nervi fino al cervello che le elabora e le decodifica come fosse un calcolatore e ci fa percepire la sensazione di essere accarezzati.
Le carezze sono contatto con un altro essere umano e scambio di affetto, nel modo più dolce ed istintivo, è strano pensare che un numero quasi infinito di piccolissime scosse possa placare i subbugli delle nostre viscere e delle nostre paure.
Cullare la fronte di qualcun altro e fargli sentire la nostra vicinanza è importante perché si nasce e si muore da soli, ma la vita la si può condividere, si può vivere insieme, anche se solo per il breve lasso di tempo di una carezza.
È un gesto che si va perdendo, ne ricevono solo i bambini dai loro genitori e gli innamorati fortunati, ma è un bisogno innato, tutti hanno bisogno di non sentirsi soli.
A volte mi scopro ad accarezzarmi il braccio con la fronte, come i gatti, da solo; le cariche elettriche si sviluppano lo stesso, anche se non è la stessa cosa, so già a che punto si fermerà ogni carezza e quando inizierà quella successiva, non c'è l'abbandono completo alle mani di qualcun altro.
Abbiamo bisogno di un mare di carezze, di onde che si inseguano e che (si) distendano sul bagnasciuga del nostro corpo.
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Concludere:
Inciampare e lasciare una strada a metà, mi capita spesso, ma quando desisto è perché ho dimenticato la soddisfazione che dà portare a termine qualcosa.
Concludere apporre la parola fine, scriverla con la propria calligrafia è molte volte una grande gioia, terminare un ciclo scolastico, un lavoro, un progetto, un libro, una canzone, un film, un racconto, stampare una foto.. poco importa cosa, ma potersi fermare e guardare indietro e vedere che i passi fatti e le fatiche hanno costruito qualcosa, hanno seguito un percorso che ti ha portato a una conclusione, ti fa sentire un po' più compiuto.
Senti che un qualche senso in fondo ce l'hai, hai realizzato qualcosa, di tuo.
È rincuorante; lasciare dietro di sé costruzioni, case, strade, barche, orti, torri o labirinti fatti con la terra impastata col proprio sudore.
Ci vuole forza di volontà, coraggio, un po' di pazzia e un pizzico di ambizione per imbarcarsi in un'impresa, le rotte delle vere imprese sono lunghe e tortuose, gli imprevisti sono sempre dietro l'angolo e solo la costanza e il pensiero dell'obiettivo finale permettono di raggiungere la meta, prima di ripartire ancora una volta.
Lo scoramento ed il vento contrario sono un rischio ed una prova, ma è solo superandoli che si può procedere, però per superarli, si può fare forza sui ricordi delle imprese e delle nostre piccole epopee già compiute, veri tesori inestimabili che brillano e riflettono i preziosi traguardi personali raggiunti in passato.
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Camminare:
Camminare... quella sequenza di passi che sembrano giustapposti ma che in realtà compongono lunghissimi fili che si intrecciano.
È un'azione che mi dà sollievo, mi aiuta a pensare e al contempo a liberare la mente; riesce a farmi dare il giusto peso alle cose ridimensionando quelle che si gonfiano quando si sta fermi a disperarsi inutilmente nel proprio letto di poco più di un metro quadro.
Camminare è vivere concretamente, non è sognare utopie impossibili, irraggiungibili, è faticare per conquistare una meta distante.
Scontrarsi ed incontrarsi con il mondo, con le sue asperità, i suoi deserti e le sue oasi.
È rapportarsi con il tempo e con lo spazio in modo sereno, senza l'affanno della corsa o la pigrizia dell'ozio.
Diventa poi un gioco quando lo si fa sui bordi dei marciapiedi o sulle linee tracciate per terra, una prova di equilibrio, una riaffermazione dell'evoluzione che ci ha fatto conquistare lo stato eretto e abbandonare lo strusciare e il gattonare sul terreno, in uno slancio verso il futuro.
Raggiungere luoghi, mete persone od obiettivi ci dà un senso, trovare la direzione, il nord è importante ma a volte è anche bello perdersi, smarrirsi, rinunciare per un attimo ad avere la mappa con scritto in cubitali caratteri lampeggianti “Voi siete Qui”, tanto si sa, dopo soltanto un altro nostro passo quella mappa si sbaglierebbe.
Camminare scioglie spesso le mie tristezze senza bisogno di lacrime; quando si ha un filo colorato di passi da seguire il mondo non sembra più un labirinto
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piccole cose che mi fanno stare bene
Leggere:
Aprire un libro è dismettere i propri pensieri ed indossare quelli di un altro, come fossero un abito.
Non parlerò di un improbabile dialogo con lo scrittore, perché non ci credo, un dialogo si fa in due, mentre leggere è mettersi in ascolto senza poter intervenire direttamente, è sentire quello che un altro ha da dire o da raccontare, mettendo da parte l'arroganza ci porta ad interromperlo, nella coscienza che vi sia sempre da imparare qualcosa tra le parole di ognuno.
Leggere è inoltre un modo piacevole per rilassare il proprio corpo: mentre si legge si sta fermi, comodamente seduti o distesi e si lascia che i muscoli si rilassino mentre il cervello si nutre di una frizzante ventata di ossigeno che porta con sé nuovi universi, sentimenti e mondi da esplorare.
Si abbandonano per un breve periodo le vicissitudini della propria vita per immergersi in quelle di un altro; reale od immaginario che sia, potremo godere per il lasso di tempo della lettura di assaporare situazioni migliori delle nostre o quantomeno diverse e probabilmente più strane e avventurose.
Un'opera d'arte, a mio parere, deve per forza soddisfare almeno uno di seguenti scopi cioè: infondere bellezza, emozionare o straniare dalla realtà; questi sono proprio i motivi che stanno alla base anche delle piccole cose che compaiono in questi miei collage di parole.
Sfogliare le pagine di un libro è come sbattere le ali, certo, il nostro letto o il divano non si alzeranno in volo, ma potremo comunque viaggiare per un po', senza troppa fatica, in alcuni dei cieli degli altri mondi possibili.
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Gnometti:
I bambini, quei minuscoli esseri umani che sembrano gnomi, se non fosse per l’assenza di barba, rughe e di un rosso cappello conico sopra la testa.
I loro occhi vivaci che lasciano sempre nei miei un velo di gioia, mi intenerisce enormemente la loro voglia spontanea che li spinge a scoprire la vita.
Il loro voler assaggiare ogni cosa; forse è proprio la ricetta giusta quel continuo portarsi alla bocca oggetti diversi per provare nuovi gusti inesplorati.
L’innato sorriso senza preoccupazioni che hanno e che sfocia in risata è una malattia meravigliosa.
Il loro mondo non può cascare, al massimo gli può fare un giro più stretto attorno... se gli sfugge da sotto ai piedi è perché gli si è incollato a tutte le gambe e ci si sono distesi sopra.
È straordinaria la loro capacità di essere attratti dai colori, vivacità diverse che si attirano.
L’avventura dei mille sentieri inesplorati e il brivido di infrangere i primi divieti.
Il pianto dopo le punizioni, l’elevata sensibilità intesa proprio come capacità di provare sensazioni, la paura del buio e la sicurezza dell’abbraccio dei genitori.
Il naso all'insu pronto per essere ficcato dappertutto, la rotondità delle guance e del suono delle parole dei grandi quando vengono dalle loro file di denti da latte.
Il rumore di locomotiva che viene dal loro petto e che li muove sui binari della vita finché ad un tratto scompaiono.
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